Sideways (2004)

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Titolo originale Sideways
Diretto da Alexander Payne
Con Virginia Madsen, Sandra Oh, Paul Giamatti, Thomas Haden Church
Genere Commedia
Il vino sta tornando di moda. Non solo. Intorno al vino stanno proliferando attività di ogni genere, dalla gastronomia (chettelodicoaffare...) al turismo, dall’ospitalità alla letteratura. Cosa mancava? Il cinema. Pronti, via, il prodottino eccolo qua.
Oltre a “Mondovino” (che però è un documentario), ci giunge questa pellicola, che, oltre a proporci l’ennesima avventura on the road, vuole anche decantare le meraviglie dei vini californiani e delle cosiddette Strade del Vino che percorrono il Golden State.
Ed in mezzo a questi ameni tralci, Alexander Payne - che già ci aveva depresso, ma almeno convinto, nel precedente A Proposito di Schmidt – prova a ripetersi, ambientando la settimana di vacanza di due amici male assortiti: Miles (Paul Giamatti) e Jack (Thomas Haden Church), alle porte del matrimonio di convenienza di quest’ultimo con una ragazza “di buona famiglia”.
Il soggetto parrebbe interessante: se non altro, sembra possedere una sua originalità (più che il soggetto, forse, lo sfondo, che è il vero protagonista), ma i caratteri dei personaggi appaiono quanto di più scontato si possa trovare nell’universo cine-letterario: Miles è un insegnante bruttarello e sfigato (e fin qui va bene. Stravisto, ma va bene). Però è anche uno scrittore fallito, poiché il suo romanzo viene continuamente rifiutato (e già qua, si scricchiola). In più è stato lasciato dalla moglie (ci stiamo pericolosamente avvicinando al clichè), e non trova di meglio che bere per dimenticare -vini di qualità, eh!- (e siamo arrivati al fondo del barile, pardon, della botte…); Jack invece è un piacione, nonché ex attore, ormai noto solo per le pubblicità cui presta il volto, quindi: fallito anche lui (ci risiamo), e non trova di meglio, per mantenere il suo ego a livelli sopportabili, che portarsi a letto qualunque donna tra i 50 e i 100 chili, con conseguenze spesso devastanti e poco divertenti anche per lo spettatore, a dispetto delle intenzioni degli autori, che probabilmente intendevano scrivere una commedia memorabile ma che poi si sono fatti trascinare da gag dozzinali e controproducenti.
Ci è quindi del tutto oscuro l’Oscar ottenuto dalla sceneggiatura, scritta dallo stesso regista con Jim Taylor, che snocciola una serie di banalità "introspettive" purtroppo accompagnate a situazioni improbabili rispetto al presunto realismo della storia che vorrebbe essere narrata; ben chiare non sono nemmeno le candidature -nella categoria supporting role- per Haden Church e Virginia Madsen, che interpretano i loro ruoli con dignitosa professionalità ma senza particolare rilievo (tutte queste considerazioni fingendo che gli Academy Awards siano un premio attendibile...).
Insomma, del film si salvano quasi solo la fotografia, i panorami dolcemente collinari, e i numerosi vini citati. Peccato faccia acqua da tutte le parti… Peccato che non ci sia la categoria Coma Etilico...
starstarstarstarstar Inutile
Permalink-icon 15/06/2005