
| Titolo originale | Finding neverland |
|---|---|
| Diretto da | Marc Forster |
| Con | Johnny Depp, Dustin Hoffman, Kate Winslet, Julie Christie |
| Genere | Drammatico |
| Recensione di pierre_1968 |
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Immaginazione, fantasia, realta', sogni e desideri. Una mescolanza, molto ben assortita e amalgamata, che il regista Marc Forster riesce a tradurre sullo schermo in immagini di notevole impatto visivo ed emotivo. Merito, sicuramente, della splendida interpretazione di tutti gli attori: uno straordinario Jhonny Depp (il piu' adatto a rappresentare il connubio "adulto" nel fisico del perenne "bambino); una molto delicata Kate Winslet che, nella drammaticita' del suo ruolo, non cade mai nella compassione e nell'eccessivo compatimento, ma che si limita a piccoli gesti, materni consigli, delicati sguardi e frugali lacrime. Dustin Hoffman, nel ruolo del direttore del teatro, sempre molto scettico verso lo scrittore dell'opera teatrale, ma che alla fine verra', pure lui, contagiato dal successo per tanta felicita'. Molto simile a quest'ultimo anche la brava e severa Julie Christie: in principio titubante, fredda razionale e per nulla convinta della necessita' di tanta felicita'; e alla fine decisa sostenitrice (e' lei che applaude, per prima, allo spettacolo piu' doloroso che sta per consumarsi tra le fredde mura domestiche che, solo negli ultimi tempi, sono state riscaldate da quel dolce inaspettato tepore umano). Il film narra la vita dello scrittore James Barrie, del brutto momento che la sua vita artistica sta attraversando e dell'incontro, che lo segnera' profondamente, con la giovane vedova e i suoi quattro bambini. Saranno proprio loro quattro che, negli incontri quotidiani con Jhonny-lo scrittore-Depp, porteranno "lui" alla stesura della sua ultima fatica letteraria e "noi" a realizzare che solo con gli occhi dei piu' piccoli potremo continuare a sognare e comprendere il vero significato di quanto ci sta attorno. Insegnera' loro come certe volte, nella vita, sia indispensabile abbandonare la triste e crude realta' per rifugiarsi, anche solo pochi attimi, in un mondo nuovo, che la fantasia di tutti noi riesce e deve sempre costruire: un piccolo angolo di paradiso di felicita' (anche se non perenne e definitiva), ma che ci puo' aiutare nei momenti piu' cupi e tristi della vita quotidiana. Un invito a volare nell' "Isola che non c'e'", che e' dentro ognuno di noi, e che potrebbe, per qualche istante, mostrarci anche la morte come un mondo non necessariamente dipinto di nero, tetro e desolato, ma come una mano fraterna che ci accoglie e ci guida verso una dimensione nuova e inesplorata. La fantasia non ha confini: questo il messaggio che la storia ci vuole comunicare. E i bambini bene incarnano questo invito, riuscendo a contagiare noi adulti. Solo lasciandoci andare un po' di piu' alle nostre emozioni, riusciremo anche noi a vedere che "un pezzo di legno puo' diventare, agli occhi di tutti, un pezzo splendente"; non avendo troppa fretta di voler crescere ci sara' piu' facile realizzare i nostri intimi desideri, come il piu' piccolo dei bambini che, con le proprie forze, riuscira' a sollevare il pesante aquilone facendolo librare, entusiasta, nel cielo dei suoi sogni. "Il bambino, che negli ultimi trenta secondi, e' diventato adulto" sembra, per contro, chiedere a noi grandi di essere, per trenta secondi al giorno, un po' piu' bambini e vivere le emozioni che spesso ci sfuggono dalle mani. Quanto sarebbe bello se anche noi, come Jhonny Depp, aprendo la porta della nostra stanza, potessimo vedere un mondo diverso, colori molto piu' vivi e accesi, panorami e paesaggi piu' dolci e suggestivi, poter volare anche noi, per qualche istante, sull'isola che non c'e'.
Imperdibile
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