"I bambini non dovrebbero mai andare a letto, si svegliano più vecchi di un giorno." Frase bellissima per un film bellissimo che commuove senza inutili patetismi, asciutto, raffinato, elegante, accuratissimo nella ricostruzione storica dell’epoca (siamo ai primi del Novecento). Marc Foster (che qualche anno fa si era fatto notare nel dirigere il drammatico Monster’s Ball) racconta con estrema sobrietà la vita di un uomo che non perde mai il desiderio di rimanere bambino. La forza e l’importanza della immaginazione: è il tema portante del film che viaggia continuamente e con coerenza tra realtà e fantasia, tra la realtà triste di tutti i giorni e il bisogno di credere in qualcos’altro. La necessità di sognare, di credere in un’isola che non c’è: non per fuggire dalla quotidianeità ma per poterla affrontare meglio. La freschezza dell’età infantile trionfa sul disincanto dell’età adulta, il naturale bisogno di felicità trionfa sulle brutture della vita. Naturalmente tutto questo era estremamente rischioso. Ma, ripeto, il film è molto equilibrato. Sottile, controcorrente, inusuale, forse spiazzante, sicuramente superiore alla media. Grazie anche alla straordinaria prestazione di tutti gli attori: i benritrovati Julie Christie e Dustin Hoffman, Kate Winslet (nella sua migliore interpretazione, a mio parere) Radha Mitchell (che così si riscatta dal brutto Melinda e Melinda). Eccelsi mi sono sembrati Johnny Depp (eccezionale la sua duttilità, il sapersi trasformare a seconda del personaggio che interpreta) e il piccolo Freddie Highmore: una delle più belle ed intense coppie dell’anno e che con piacere rivedremo presto nel prossimo film di Tim Burton.

05/02/2005
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