IMDb La Caduta - Gli ultimi giorni di Hitler (2004)

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Titolo originale Der Untergang
Diretto da Oliver Hirschbiegel
Con Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes
Genere Biografico
Questo emozionante Der Untergang (La Caduta), credo primo ed unico film dedicato agli ultimi giorni di vita di Adolf Hitler, per i suoi contenuti è materiale ancora...troppo sensibile, anzi per essere chiari...esplosivo, da non poter essere trattato con leggerezza, per evitare equivoci e fraintendimenti: e con lo stesso equilibrio con cui lo ha rappresentato il giovane e bravo e coraggioso regista Oliver Hirschbiegel mi appresto a scriverne la recensione (spero di riuscirvi).
Non per niente in Germania, nonostante l'onestà della rappresentazione, è stato sommerso da critiche feroci (con Wenders alla testa delle truppe intellettuali scandalizzate) ma si sa, in quel paese quei dodici anni (1933-1945) sono una macchia difficilmente cancellabile, un passato che non passa mai, pur dal dopoguerra fino ad oggi il popolo tedesco avendo dimostrato di essersene affrancato, con i fatti e non con le parole.
Un passato oggettivamente impresentabile ed indifendibile, fatto di tragedie e di inenarrabili orrori, in nome di un rinnovato imperialismo tedesco che, paradossalmente, dopo il 1945, portò come contrappasso il paese a dividersi in RFT e DDR e a ritrovarsi talmente...svirilizzato da dover subire ad es. l'affronto di uno smacco umiliante quale la vicenda degli atleti israeliani presi in ostaggio dai terroristi palestinesi alle olimpiadi di Monaco 72, che si concluse tragicamente nella ridicola ed impotente impreparazione delle forze di polizia di una nazione che fino a meno di trent'anni prima poteva contare sulla macchina da guerra più efficiente, motivata ed organizzata del globo (per tralasciare il post tragedia, con il vergognoso atto di resa alle minacce terroristiche culminato nella liberazione dei tre superstiti di Settembre Nero, degli sporchi, luridi, infami beduini che una volta giunti a destinazione indirono una trionfale conferenza stampa facendosi beffe del debole occidente).
Ma proprio per poter comprendere il film anche nei suoi passaggi maggiormente "imbarazzanti" è necessario fare lo sforzo di non decontestualizzare le situazioni narrate, e di leggerle come amaro frutto del sentire del tempo.
In altri termini:
le scene dei coraggiosi ragazzini mandati in prima linea che si fanno onore nelle trincee improvvisate di una Berlino quasi completamente in mano dei russi, che il Fuhrer premia personalmente, attribuendo loro le medaglie, ma gratificandoli anche di un affettuoso pizzicotto; il commiato gentile, quasi aristocratico del Fuhrer che si congeda dalla segretaria, dalla cuoca e dal personale tutto nel bunker prima di suicidarsi insieme alla Braun; il pianto della infermiera che stringendogli la mano implora il fuhrer di non abbandonare, di non lasciare solo il suo popolo nel perseguimento di quel progetto iniziato nel 1933; la signora Goebbels che dopo la morte del fuhrer si suicida insieme al marito dopo aver ucciso i propri 5 figli, perchè una volta finita con il suo profeta un'idea non c'era più motivo di esistere;
non possono essere lette (giammai!) come un'apologia di un regime e di un periodo ma vanno interpretate, contestualizzandole, per intelligerle come frutto di una visione collettiva di un popolo in quel dato momento storico di un progetto (abominevole e criminale) in cui però milioni di persone avevano creduto e per il quale avevano sacrificato la loro esistenza, che nasceva di lontano.
Da un Trattato di Versailles che, dopo il primo conflitto mondiale, aveva umiliato la Germania al punto tale da costringere i tedeschi a lavorare nella Ruhr alle dipendenze dei francesi, suscitando un risentimento rabbioso alimentatore di un revanscismo feroce (Mussolini più volte aveva ammonito i premier dei paesi vincitori di non umiliare in tal guisa il popolo tedesco);
dalla catastrofe della Repubblica di Weimar che aveva portato il paese al tracollo economico (emblematica l'immagine di cittadini che trascinavano per le strade valigie piene di cartamoneta avente nessun valore) con ondate di disoccupati, senzatetto e rifugiati che si riversavano nei centri urbani creando una situazione a dir poco esplosiva sul piano sociale;
da errate e semplicistiche convinzioni che individuavano nel giudeo-bolscevismo il nemico da contrastare, alimentate dalle difficoltà politiche economiche e sociali del periodo della Repubblica di Weimar che con la sua liberalità aveva accolto fiumane di ebrei orientali, in fuga dall'est dell'europa a seguito del trionfo della rivoluzione bolscevica- non a caso definita spregiativamente Judenrepublik, per gli esponenti di spicco ebrei che l'avevano sostenuta, si pensi ad es. a Kurt Eisner e Rosa Luxemburg- e che si erano diffuse radicatamente nella popolazione (ed infatti più volte nel film il fuhrer parla proprio con rammarico, perchè il reich stava sgretolandosi, dell'impossibilità di continuare la lotta contro giudaismo e bolscevismo).
Peraltro, questa tesi è stata nel 1987 sostenuta dal noto storico tedesco Ernst Nolte nel suo "Nazionalsocialismo e Bolscevismo- La guerra civile europea 1917-1945", in cui lo sterminio razziale nazista è stato posto in parallelo allo sterminio di classe bolscevico, e si è individuata la genesi del nazionalsocialismo nella reazione al bolscevismo russo.
Per venire al piano più strettamente filmico una pellicola eccellente, emozionante ed in continuo crescendo, dopo una prima parte quasi documentaristica, verso un finale coinvolgente.
Grandissimo Bruno Ganz nella sua adesione psicofisica al fuhrer, bravissima Alexandra Maria Lara nelle vesti della segretaria personale del fuhrer Traudl Junge, testimone oculare di quelle ultime ore e dalle cui memorie è stata tratta la sceneggiatura.
Un film tutto tedesco diretto da un promettente e coraggioso regista, la cui capacità non comune dietro la macchina da presa è testimoniata non solo nella verosimiglianza degli esterni con gli spari e le cannonate, ma anche e soprattutto dal clima claustrofobico che riesce a creare nelle ambientazioni nel bunker, dove ritrae con maestria gli stati d'animo di uomini e donne su cui incombono le nere ali della morte .
starstarstarstarstar Impegnato
Permalink-icon 04/05/2005
Dal punto di vista formale “La caduta” si presenta maestoso nella messa in scena ed è evidente la dovizia dei mezzi utilizzati. Difetta la sceneggiatura. All’inizio sembra che assisteremo all’agonia del Reich attraverso il punto di vista della segretaria ma poi ci si perde nelle vicende di personaggi secondari che presto scompaiono, per poi soffermarsi sulla famiglia Gobbels (la parte migliore del film, l’unica che emoziona e cattura l’attenzione). Il tutto senza continuità, senza alcuna coerenza di stile. Tanti blocchi separati: è evidente chei assistiamo alla visione di puntate diverse di una fiction televisiva (il regista proviene dal piccolo schermo e si è fatta una certa fama dirigendo vari episodi de “Il commissario Rex”).
Gli attori sono tutti bravi, in particolare Bruno Ganz non aiutato però dal doppiaggio.
starstarstarstarstar Pretenzioso
Permalink-icon 18/05/2005
La STORIA con la Esse maiuscola!Questo posso dire di questo splendido capolavoro tedesco di autocritica che ci lascia dentro l'emozione e la commozione propria di chi si trova davanti ad una bella donna o ad un capolavoro di pittura.Hitler nel suo momento storico peggiore,sconfitto,umiliato,abbandonato a se stesso dai suoi stessi proseliti nel bunker della disperazione e fuori, il rumore agghiacciante dell'avanzare dei russi in una Berlino rasa al suolo.Si prendono le distanze dal nazismo pur descrivendo le vicende umane dei suoi seguaci nei loro ultimi giorni di splendore effimero.Non vedremo Hitler dopo il suo suicidio ne la sua compagna per non sponsorizzare i suoi ideali anche dopo la morte ma vedremo il sacrificio inutile dei figlioletti di Goebbels per mano di una madre integralista che non vuole vederli sopravvivere al nazismo e le immagini al ralenty del loro avvelenamento, se da una parte ci commuovono fino alle lacrime nel loro infame rituale, dall'altra ci rendono in maniera chiara ed inequivocabile l'allegoria del declino finale del nazismo e della sua folle ideologia.Non proviamo dolore per la morte dei capi nazisti ma nemmeno riusciamo nella commozione dei bimbi assassinati ad odiare ancora una volta di più.Forse questo voleva il regista:raccontare senza trasmettere odio come sempre siamo abituati a fare in questi casi.
starstarstarstarstar Da Collezione
Permalink-icon 17/05/2005