
| Titolo originale | The Big Sleep |
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| Diretto da | Howard Hawks |
| Con | Lauren Bacall, Humphrey Bogart, Dorothy Malone, John Ridgely |
| Genere | Noir |
| Recensione di redazione@filmagenda.it |
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Tratto dal celeberrimo romanzo hard boiled di Raymond Chandler, pubblicato in Francia, insieme ad Hammet, in quella "Serie Noire" che anche nominalmente contribuirà a definire il genere (ma secondo alcuni sarebbe più opportuno parlare di "stile"), The Big Sleep rappresenta uno dei punti di svolta nel cortocircuito così unico tra cinema e letteratura tipico del noir. La messa in scena di Hawks, la sceneggiatura di Faulkner, l'interpretazione indimenticabile di Bogart, il torbido charme di Lauren Bacall influenzeranno a lungo, oltre ovviamente alle pellicole successive, anche le pagine noir. Se per definizione il noir, al contrario del giallo, si disinteressa delle regole positiviste che prevedono la risoluzione razionale di un enigma (chi ha commesso il delitto?) per privilegiare l'indagine di una realtà sregolata e violenta (perche' è stato commesso un delitto? in quale contesto?), The Big Sleep è addirittura paradigmatico (si pensi ai "post" o "neo" noir recenti quali L.A Confidential ma soprattutto The Big Lebowski) nel confondere le trame fino ad un livello parossistico, nell'intrecciare descrizioni di caratteri, ambienti, perversioni, debolezze, delitti. La grandezza del film, sin dall'incipit, sta nella capacità di proiettare lo spettatore nello stesso ostile universo nero, confuso e disperato nel quale Bogart-Marlowe è scaraventato senza altro paracadute che non sia la sua ironia, sottolineata dalla narrazione off in prima persona. Ecco infatti che Marlowe arriva in una lussuosa villa, e dopo aver respinto le avances di una giovane ninfomane viene introdotto al cospetto di un uomo morente nella soffocante serra (metafora dell'inferno noir che si appresta ad indagare) da un ambiguo maggiordomo, per concludere il pomeriggio con amorose (?) scaramucce con una dark lady mozzafiato. Il tutto in meno di dieci minuti. Da qui prende il via un rutilante e spiazzante caleidoscopio di personaggi e caratteri, tra i quali risaltano quelli femminili. Una galleria di donne bellissime inesorabilmente sedotte dalla coppia attore-personaggio forse più affascinante della storia del cinema. Indimenticabile il cameo di Dorothy Malone nei panni di una avvenente e disinibita libraia, in una gag seduttiva inventata ad hoc per film e protagonista. Se non capirete assolutamente nulla o per l'ennesima volta non sarete in grado di raccontarne o spiegarvi la trama, per consolarvi ecco un estratto da una lettera di Chandler "... quando Hawks girava il grande sonno, lui e Bogart ebbero una discussione a proposito di uno dei personaggi, se cioè veniva assassinato o si suicidava. Mi mandarono un telegramma chiedendolo a me, e maledizione, non lo sapevo neppure io..."(da "Parola di Chandler" Milano libri edizioni, 1976) (Angelo)
Cult
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| Recensione di filmleo |
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Il classico "cult movie" di intere generazioni di cinéphiles. Sceneggiato da un gruppo di lavoro capeggiato dallo scrittore William Faulkner, il film, del 1945, è tratto dall’omonimo scritto di Raymon Chandler (pubblicato nel 1939, è il primo della serie composta da sette romanzi) ed ebbe nel 1978 un remake con Robert Mitchum ("Marlowe indaga").
Howard Hawks non dà molta importanza alla linearità e coerenza della trama (gli stessi attori si lamentarono di non capirla troppo): privilegia l’atmosfera, la psicologia dei personaggi. Ed è proprio negli anni 40 che nasce il "noir", una variante particolare del genere poliziesco e che ha ne "Il grande sonno" uno degli esempi più illustri: si evidenzia il lato nascosto della violenza, ci si addentra nella psicologia criminale. Non è tanto importante la soluzione coerente e razionale di un mistero (regola essenziale in un "giallo") quanto l’analisi di una realtà violenta e senza regole (si preferisce rispondere alla domanda "in quale contesto è stato commesso un delitto?" piuttosto che "chi ha commesso il delitto?"). Protagonista del "noir" è sovente il detective privato: una figura cinica e dolente che pur avendo il culto della Giustizia non esita ad usare gli stessi mezzi dei criminali: e chi meglio di Marlowe/Bogart ne è l’esempio più significativo? Il film fa ormai parte della storia del cinema ed è imperdibile (andrebbe visto in lingua originale, in Italia lo hanno ridoppiato in modo terribile!). Magnetica la coppia Bacall/Bogart (si conobbero durante la lavorazione del film "Acque del sud" nel 1944 e si sposano l’anno successivo. Girano insieme anche "La fuga" (Delmer Daves, 1947) e "L'isola di corallo" (John Huston, 1948).
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