
| Titolo originale | Billy Elliot |
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| Diretto da | Stephen Daldry |
| Con | Julie Walters, Jamie Bell, Jamie Draven |
| Genere | Drammatico |
| Recensione di oscar |
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Un piccolo caso, questo "Billy Elliot". Il mondo si è innamorato di questo film inglese che racconta di come un ragazzino figlio di minatori scopre di amare la danza e la difficoltà ad affermare la sua passione in un ambiente dove c'è un unico modello di rude virilità.
Jamie Bell, il giovane protagonista, è assolutamente una rivelazione, non solo un ottimo ballerino (chiaramente un requisito indispensabile) ma anche un attore capace; e anche il resto del cast che gli fa contorno è assolutamente meritevole. La regia di Daldry è solida, ma la sceneggiatura, pur valida, non ha un'intensità tale da sostenere adeguatamente tutta la pellicola, che in alcuni punti ne risulta indebolita. Il film è comunque bello, anche per il realismo degli ambienti e dei caratteri.
Onesto
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| Recensione di triplogioco |
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Partorito dagli studios inglesi, è un'opera che - paradossalmente - sfrutta all'eccesso i canoni del cinema hollywoodiano laddove trionfa la retorica e il manichiesmo e il tutto è sciorinato in un moralismo melenso e pomposo; in ogni caso, non manca un discorso sull'etica della Diversità, legata a un politically corrett di pulizia lustra, magnanima. Apprezzabile e schietto il ritratto di provincia, ma inverosimile; ciò che manca al film è, forse, il coraggio di andare oltre al coraggio, la necessità - assente - di procedere oltre. Stando alle regole di un montaggio dinamico, è una pellicola monotematica che non rende i personaggi di contorno e centralizza eccessivamente il protagonista. Dipinge la borghesia come Bene e il proletariato come Male quasi assoluto, non mancando di imbuonire ogni personaggio e cadere nella retorica; nonostante ciò, emoziona febbrilmente, edifica paure e rimorsi, dà lustro all'arte della danza, alla poetica della Solitudine, all'architettonicità del movimento. La regia è efficace, non priva di invenzioni iconografico-montaggistiche e begli spunti stilistici. Cesella l'opera con mano esperta, sicura, quasi mai disattenta. Commento musicale di eccezionale dinamicità ritmica. Interpretazioni eccellenti e non prive di un vissuto biografico.
Politicamente Corretto
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| Recensione di filmleo |
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Quando lo vidi ero un po' diffidente: troppo superlodato, troppo superpremiato, troppo superraccomandato, troppo superpubblicizzato... Ebbene, ho trovato il film stupendo! Per l'ambientazione, la storia accattivante, l'umanità dei personaggi, il messaggio di speranza che pervade tutto. Bravissimi gli attori, tra cui spiccano Julie Walters (l'insegnante, un ruolo molto bello) e naturalmente il protagonista, Jamie Bell: raramente al cinema si è visto un ragazzo con tanta grinta, mai per un momento lezioso e sempre mostruosamente nella parte. Durante la proiezione, applausi a scena aperta e ovazioni al bellissimo finale: non è usuale vedere il pubblico così coinvolto, così partecipe, così complice. Il film conferma il vento in poppa del cinema inglese: da un po' di anni sforna un film migliore dell'altro, infliggendo numerosi colpi al cinema americano. Sa raccontare storie di tutti i giorni, profondamente vere e mai banali, mai retoriche, mai provinciali... Perché da noi è così difficile?
Imperdibile
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| Recensione di redazione@filmagenda.it |
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Un tentativo spigoloso di coreografare la vita e il disagio di chi vede chiudere insieme alle miniere qualunque speranza nel futuro. Billy salta per guardare lontano: oltre gli ascensori che portano suo padre e suo fratello nelle viscere della terra, oltre i recinti che chiudono le strade del suo paese, oltre i muri di poliziotti che difendono i crumiri dagli scioperanti. Billy salta e balla ed emoziona, senza indulgere troppo: che lui voglia ballare è un fatto, che aiutarlo a ballare serva a salvare la sua insegnante, suo padre, il suo paese è una metafora che di retorico non ha proprio nulla. Tutti sono immobili, nella contea di Durham: la bambina ferma fuori casa di Billy come i minatori bloccati dallo sciopero. Billy balla e sblocca tutto: la vita ricomincia, si prende coraggio, anche quando la fine dello sciopero è una sconfitta del sindacato. Tra Flashdance e Grazie signora Tatcher, senza la melassa del primo e con tutta l'emozione dell'arte del secondo, Billy Elliott è un piccolo film inaspettato, tanto commovente quanto asciutto. La vita procede senza coreografia, senza grazia, senza musica: l'arte la completa, facendoci sparire, elettricita' pura, che ci aiuta a dimenticare, senza dimenticare. (mafe)
Delizioso
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