
| Titolo originale | Central do Brasil (Central Station) |
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| Diretto da | Walter Salles |
| Con | Fernanda Montenegro, Marilia Pera, Vinicius De Oliveira |
| Genere | Drammatico |
| Recensione di filmleo |
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Al cinema mi avevano colpito la crudezza e la poesia della vicenda raccontata da Walter Sallers, rivedendolo recentemente ho provato le stesse emozioni e lo stesso entusiasmo per un film che racconta in modo mirabile una storia intensa e drammatica, asciutta e senza retorica (nonostante il tema). Giustamente "Central do Brasil" ha ottenuto numerosi riconoscimenti: a Berlino ha ricevuto l'Orso d'Oro per il miglior film e quello d'Argento per la migliore interpretazione femminile; in America ha vinto il Golden Globe e ha avuto, assieme alla protagonista, la nomination all’Oscar.
Pur intenerendo e commuovendo, la mancanza del patetico del melodramma del facile sentimentalismo caratterizzano questo ritratto di un Brasile insolito: non il Brasile scintillante delle feste o delle spiagge miliardarie, ma il Paese misero e abbandonato a se stesso, dove dominano incontrastati ingiustizia, soprusi, violenza, superstizione, ignoranza…, un Paese dove la vita sembra valere molto poco. Un viaggio nel cuore della Nazione che è soprattutto un viaggio nell’animo della protagonista (una formidabile Fernanda Montenegro, una via di mezzo tra Giulietta Masina e Pupella Maggio), un personaggio fragile e solitario ritratto mirabilmente nel suo passaggio dall’indifferenza e cinismo alla dolcezza e compassione, dall’iniziale freddezza alla riconquista di una coscienza e dignità perdute. E la ricerca da parte del bambino del padre che lo ha abbandonato diviene la metafora delle paure e delle speranze del Brasile, la consapevolezza che bisogna lasciarsi alle spalle il passato e affrontare il futuro con un nuovo spirito (non più conflitti ma collaborazione e aiuto reciproco). Innumerevoli le scene che rimangono impresse e che difficilmente lo spettatore potrà dimenticare: l'assalto ai treni nella stazione in cui lavora la donna, l’arrivo del piccolo protagonista nella casa che crede essere di suo padre (bellissimo il primo piano su di lui e sul colpo di vento sui panni e sugli stracci stesi), la massa disperata e speranzosa che affolla il santuario, l’assassinio di un ladruncolo da parte di una specie di giustiziere (nell'indifferenza di un'inquadratura in campo lungo, un colpo di pistola sentenzia e condanna). Stupendo il finale, veloce e commovente, dolce e amaro nello stesso tempo: Dora, dopo aver ricongiunto Josuè ai suoi due fratelli gli scrive una lettera. Ed è finalmente una lettera che Dora scrive con il cuore, non per i soldi, una lettera che Dora stavolta spedirà.
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