
| Titolo originale | Find me Guilty |
|---|---|
| Diretto da | Sidney Lumet |
| Con | Annabella Sciorra, Vin Diesel |
| Genere | Commedia |
| Recensione di cinemaleo |
|
Un film che poggia tutto sulle spalle di Vin Diesel, attore sfruttato perlopiù per la notevole prestanza fisica (ma già due anni fa lo avevamo visto in un film diverso: “The Chronicles of Riddick”, non il solito mega giocattolone americano. Qualcosa di più, come ha sottolineato quasi tutta la critica).
E molti si sono meravigliati che Sidney Lumet lo abbia scelto (ma, come ha sottolineato il regista in una recente intervista, bisognerebbe smetterla con i pregiudizi, ricordando gli esempi illustri di Sean Connery Clint Eastwood Gary Cooper: “è successo tante volte in passato, che attori d'azione diventassero poi grandi”). Un Vin Diesel invecchiato e ingrassato, “un attore nuovo” (ma non dimentichiamo che ha debuttato giovanissimo sulle scene del circuito Off Off di Broadway) che offre una performance più che convincente in questo film dal doppio livello: uno processuale (il film racconta il più lungo processo penale della storia americana), uno divertente (le invenzioni comiche del protagonista). Il problema non è Vin Diesel (perfetto nella parte) ma la regia e la sceneggiatura. La parte processuale è monotona, senza mordente, ripetitiva; la parte divertente si esaurisce ben presto nella prima parte del film e non ha un seguito. Un’opera in cui manca una storia che si sviluppi, che possa coinvolgere lo spettatore, emozionarlo e appassionarlo. Sembra più un reportage su un famoso episodio della giustizia americana: interessante… ma non per due ore. Difetta poi in questo lavoro la credibilità: sarà una storia vera ma Lumet non la rende verosimile. Possibile che negli anni 80 gli italoamericani siano ancora le solite macchiette che vediamo sullo schermo fin dagli anni 30? Nulla è cambiato? Forse questo è uno di quei film che andrebbe assolutamente visto in lingua originale. Il doppiaggio non aiuta. Eccessivo e troppo insistito il dialetto siciliano, specie nel protagonista (doppiato dal bravo Francesco Pannofino, la voce italiana di Denzel Washington, George Clooney, Antonio Banderas…): si nota un contrasto tra le espressioni facciali di Van Diesel, piene di sfaccettature e sfumature, e la voce, sempre uguale. L’ottantaduenne Sidney Lumet (lunghissimo l’elenco dei suoi capolavori: "La parola ai giurati", "Uno sguardo dal ponte", "La collina del disonore", "Quel pomeriggio di un giorno da cani", "Quinto potere", "L’uomo del banco dei pegni", "Serpico"…) chiaramente mostra simpatia per un personaggio negativo, nulla di male in ciò (come ha sottolineato un critico, “i tempi cambiano, al cinema e nella realtà”). Dispiace però che un regista come lui ricorra al mezzuccio di presentare il pubblico ministero come un odioso isterico: quanti film e telefilm ricorrono quotidianamente a questa banalità?
Superficiale
|



i film di domani