
| Titolo originale | Fahrenheit 9/11 |
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| Diretto da | Michael Moore |
| Con | George W. Bush |
| Genere | Documentario |
| Recensione di mafe |
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Se fosse stato tutto un sogno, si chiede Moore. Se avesse vinto Gore. Se un senatore avesse firmato la petizione. Gore avrebbe preso sul serio quel memorandum della Cia? Non e' stato un sogno, ma per tutto il film speri che sia solo un film. Speri che Moore abbia truccato le carte. Speri in un abuso di montaggio, di satira, in un eccesso di buone intenzioni elettorali. Ogni tanto dimentichi che e' un documentario, non solo per la fluidita' del narratore, ma perche' le immagini che vedi sono incredibili. Parola che ha perso significato, questa. Non credo a cio' che vedo, perche' e' incredibile. Non credibile. Non collima. E' incredibile quel turbinio di carte. La faccia di Bush, che assume una parvenza di cognizione solo quando impegnato in qualche sport. Le feste ai sauditi. Signori, la reclutatrice dell'esercito che si accascia davanti alla Casa Bianca non e' un'attrice scelta da Spielberg. E' tutto vero, cio' che conta e' tutto successo davvero: chi se ne frega se davvero i Bin Laden sono volati via come uccel di bosco, quando vedi una mamma patriottica che si accascia per il figlio marines che magari ha anche lui messo una bella musica cattiva per caricarsi in azione? Charlie non fa il surf, no. Documenti, prove, reperti, cifre, io non credo piu' a nulla di tutto cio'. Credo ai morti. Credo ai traumi, fisici e non. Credo all'odio che vedo, che mi sento addosso, alla vita umana che non vale piu' niente in troppe parti del mondo per aspettarsi sensibilita' per le nostre. Credo a Moore che me lo fa a vedere e rivedere, incollata alla poltrona, la mente che cerca di evadere pensando ad altro. Non e' stato un sogno, questo non e' un film.
Imperdibile
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| Recensione di ferro84 |
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Fahrenheit 9/11 è quello che dimostra come straordinario possano essere gli Stati Uniti, un paese dove dittatura e libertà, genio e follia convivono perfettamente.
Cosa è realmente l'America? A questa domanda da una risposta amara Michael Moore, come riassumere questo documentario se no come una straordinaria opera dove si mescola un giornalismo d'ichiesta fatto in maniera eccelsa e nello stesso tempo si confeziona come un film dove si piange si ride, ci si indegna, un'opera unica nel suo genere di eccezionale valore artistico, morale e giornalistico, tutto è ben amalgamato, mai stucchevole, forse a volte un pò pretenzioso ma le vicende riportate non sono mai forzate in modo da avallare una tesi ( i giornalisti italiani dovrebbero inchinarsi, studiare e rivedere centinaia di volte per provare ad avere la metà della metà della bravura e del coraggio di Michael Moore). Entrare nel merito degli argomenti trattati è impensabile farlo in poche righe, ciò che sorprende è come gli Usa siano un paese unico nel suo genere, dove nonostante i grandi giochi di potere che negano nei fatti una democrazia vera, sia però possibile che un film simile esca, venga visto da tantissime persone, premiato e lodato anche in patria e nello stesso tempo non abbia intaccato in maniera minima il potere di Bush, E' come se gli Americani avessero una propria strada, ascoltano tutti, fanno parlare tutti, ma la loro idea non la cambiano mai, ad ogni modo tanto di cappello a quest'opera che oltre ad essere un documentario resta il suo alto livello cinematografico nel raccontare le storie e nel conivolgere lo spettatore.
Gioiellino
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| Recensione di Giulia |
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metti pure che i detrattori di Moore abbiano ragione, che non è tutta verità quella contenuta nel documentario. ok, magari qualche forzatura ci sarà pure, questo posso concederlo. ma la maggior parte di ciò che i miei occhi hanno visto è fottuta verità. e vorresti che per una volta gli amici del Georgino-occhipiccolietroppovicini(ma ci vede?!?)-dabliù-Bush avessero ragione. (a proposito, vorrei sapere che dice Lombroso sulla faccia di Bush...). vorrei che qualcosa, nella storia che stiamo vivendo, avesse un senso. un senso che non sia l'interesse personale. vorrei fosse un film, in cui i morti, la sofferenza, la disperazione fosse finzione. vorrei che le guerre non si facessero in nome di un gasdotto, di un pozzo petrolifero, di denaro. vorrei che non si facessero e basta. vorrei vedere se davvero i membri del congresso, e il Presidente Usa, avessero figli in Iraq, la guerra fosse stata così lunga estenuante insensata. ma ha ragione Moore. sono i poveri che vanno in guerra, a difendere gli interessi dei ricchi. la guerra non la fai per qualcosa, contro qualcuno. la fai per mantenere lo stato sociale. perchè tu, stronzo ricco, sia sempre più ricco. e il povero sempre più disperato. disperazione. quella delle due donne che mi hanno fatto piangere (si, ho pianto vedendo un documentario), invocando ognuna il suo dio. l'unica speranza con cui esci, dopo il film, è che gli americani, il 2 novembre, nel segreto della cabina elettorale, facciano la cosa giusta, talmente giusta da non poter lasciare spazio a nuovi brogli...
ps: notizia tragicomica, letta/sentita/vista non ricordo dove: pare che il prossimo lavoro di Mr Moore si intitolerà B&B, e avrà come protagonisti nientepopòdimenoche Mr. Blair e Mr. Berlusconi. e poi non dite che non ce la siamo cercata...
Cult
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| Recensione di felix |
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Un film sorprendente. Mai più avrei pensato che un documentario, politico per di più, avrebbe potuto catturare l'attenzione dello spettatore per più di due ore facendolo passare attraverso tutti i sentimenti che si possono suscitare con una pellicola cinematografica: lo stupore, l'inquietudine, l'indignazione, la commozione, la riflessione, la tensione e persino il divertimento, suscitato con un'ironia intelligente. Un bravo al regista-produttore-ideatore a prescindere dal credo politico che si ha prima di entrare al cinema (su quello che si ha dopo l'uscita è un'altra storia...).
L'auspicio è quello che si riesca a guardare questo film per quello che è, per quello che dice, senza condizionamenti ideologici: una denuncia schietta la cui confutazione è ancora una partita aperta, ma che sicuramente non la si potrà ignorare. Da vedere.
Spiazzante
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