
| Titolo originale | Soul Kitchen |
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| Diretto da | Fatih Akin |
| Genere | Commedia |
| Recensione di billie | |
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Film divertente ed accattivante. Fatih Akın, al suo secondo lungometraggio, vira bruscamente verso la commedia e riesce, molto furbescamente, a catturare l’attenzione del pubblico con trovate semplici ma efficaci. La musica è il primo ingrediente, fondamentale, della ricetta vincente. Musica che nutre l’anima, che, cioè, sostanzia il film, quasi alla stregua di un videoclip, abbandonando il suo tradizionale ruolo di commento sonoro, marginale rispetto al dispiegarsi della storia per immagini. Ma anche l’aspetto visivo è molto curato: d’effetto ma efficaci le sequenze in cui la macchina da presa gira attorno al soggetto, per ritrarre il personaggio a 360° e dilatare i tempi del racconto, quasi a creare una pausa nel ritmo serrato della narrazione. La sceneggiatura snocciola trovate intelligenti anche se chiaramente intenzionate a sorprendere, divertendo, lo spettatore. Ad ogni modo la pellicola non risulta quasi mai banale e scontata e quando invece incorre in questi difetti riesce comunque a mantenere la leggerezza di tono che colora tutto il film di tinte vivaci e ben accostate. La cucina e il sesso sono, giustamente, pretesti per parlare dei rapporti tra persone, della vita tout court, in un universo multicolore, prima che multietnico, in cui le differenze sono di tipo etico, più che razziale. In una Germania in cui c’è spazio per un confronto diretto ed autentico con le varie etnie di seconda e terza generazione, benché forse persista un pregiudizio sociale, personificato dall’amico del protagonista, così sicuro nel suo proposito di espropriare Zinos del suo strampalato locale. Un’umanità ricca e multiforme, comunque, ritratta con rapide pennellate che riescono a renderne quel minimo di spessore psicologico necessario che fa dei personaggi qualcosa di più di semplici macchiette. Una commedia quindi, una commedia musicale che per poco non sconfina nel musical tradizionale. Che lascia una gran voglia di ricacciar fuori vecchi dischi degli anni ’70, da Kool and the Gang a Quincy Jones.
Delizioso
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