IMDb 36 Quai des Orfèvres (2004)

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Titolo originale 36 Quai des Orfèvres
Diretto da Olivier Marchal
Con Gérard Depardieu, Valeria Golino, Daniel Auteuil, Andrè Dussolier, Roschdy Zem
Genere Poliziesco
Sei li', e strofini il muso contro il petto nudo del tuo nemico, mentre cerchi di recuperare il fiato dopo un volo dal secondo piano. Lo annusi, piu' a contatto che mai con cio' che combatti: se dovessi scegliere un'immagine al mondo per raccontare a cosa deve rinunciare un poliziotto per fare il suo lavoro, non avrei dubbi sulla faccia di Auteil che poi si gira di botto, l'occhio insanguinato.

36 e' come due puntate di The Shield, di cui una moscia: carico di rabbia e passione, talmente incredibile nei fatti da far innervosire il pubblico pignolo, i protagonisti da amare e condannare senza soluzione di continuita'.

Se fosse finito con l'urlo dal carcere, sarebbe stato meglio: la mezz'ora di ritorno, dubbi e vendetta non aggiunge niente a una storia agghiacciante di rivalita', vendette e la giustizia ribaltata come una scarpa vecchia, da tutti i fronti e sempre in suo nome.
starstarstarstarstar Interessante
Permalink-icon 14/02/2005
Da Lino Ventura - il piu' memorabile duro-e-cinico flic del cinema - al californianamente travagliato Pacino di Heat il passo non e' affatto breve, per quanta immaginazione e decenni di metabolizzazione della cultura americana ci si possano mettere dentro. E a saltar le tappe e cercar di piacere a tutti rinunciando alla propria dimensione si finisce a mirare a Michael Mann senza colpire nemmeno the Shield.

Che l'ingegneria genetica dei generi cinematografici sia un investimento rischioso lo dimostra l'ex sbirro Olivier Marchal, che senza riuscire a misurarsi ne' col noir ne' col gangster movie mette insieme un ambiguo ibrido con implicazioni moral-psicologiche talmente contraddittorie da ottenere effetti opposti a quelli che si prefigge.

Parteggiare per il cattivo sbagliato (Depardieu) a causa di quanto e' stupido il buono-ma cattivo-ma buono (Auteuil), rimuginare sui progetti per la cena sbadigliacchiando quasi persino nelle scene d'azione, dubitare perfino della buona fede nella memoria del poliziotto scomparso a cui e' dedicato il film sono gli effetti collaterali di un progetto che si cura troppo poco di credere ai suoi personaggi e troppo di cercar di convincere della sua coolness. Che tirate le somme si riduce a rivelare - sorpresona - che anche la polizia puo' essere corrotta. Di' giuro.

Inizio convincente ma noia in continuo crescendo, un finale palesemente mancato al fine di trascinare stancamente le proprie membra per un'altra mezzora, un finale vero che nessuno, giuro, nessuno in sala avrebbe voluto vedere, un senso di imbarazzo a pensare che direbbe Melville di questo stolido - per quanto ben ripreso - polpettone che, se mirava a the Shield, quanto a trattamento dei personaggi ha colpito poco piu' in alto di Distretto di Polizia.
starstarstarstarstar Ambiguo
Permalink-icon 13/02/2005
Ci hanno sempre detto che i Francesi sono sciovinisti e che sono in prima linea nel combattere lo strapotere del cinema americano. E allora perché adesso si mettono a fare le fotocopie dei loro film (stessi personaggi, stesse atmosfere, stesse ambientazioni, stessa musica invadente…)? Ma, leggo sui giornali, il film è tratto da una storia vera! Sarà così, ma a me è sembrato tutto falso. Probabilmente colpa del regista che ha realizzato un prodotto che si ha l’impressione di aver visto già tante volte sullo schermo. La trama sarebbe buona (benché compaiano troppe coincidenze che servono allo sviluppo della storia) ma condotta in modo da non coinvolgere minimamente lo spettatore che più volte scopre di essersi distratto. Daniel Auteuil e Gérard Depardieu (solitamente due mostri di bravura) qui sembrano essersi presi una vacanza. Valeria Golino è una presenza inutile e non si capisce bene perché abbia accettato la parte (la particina).

starstarstarstarstar Irritante
Permalink-icon 30/01/2005