IMDb Operazione Valchiria (2008)

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Titolo originale Valkyrie
Diretto da Bryan Singer
Con Tom Cruise, Kenneth Branagh, Terence Stamp
Tratto da Christopher McQuarrie, Nathan Alexander
Genere Thriller
Operazione Valchiria di Brian Singer, director del magnifico I Soliti Sospetti, è un thriller politico ispirato alla vera storia dell’attentato ad Hitler posto in essere dal colonnello della Wehrmacht Claus Von Stauffenberg (con una valigetta piena di esplosivo che il medesimo posizionò sotto il tavolo nel corso di un consiglio di guerra tenuto presso la Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler in Baviera, nel drammatico periodo dell’assedio di Stalingrado, con i russi che resistono e contrattaccano- ed arriveranno a bombardare il Reichstag ed a prendere Berlino l’anno dopo)che ne fu il materiale esecutore, mentre dietro di lui agivano alti ufficiali dell’esercito stanchi di una guerra sanguinosa che volgeva al peggio, desiderosi di sbarazzarsi di Hitler e di porre fine alle sue follie (compreso l’orrore dei campi di sterminio).
Sfortunatamente il piano, denominato Operazione Walkure, teso anche a neutralizzare le Schutz Staffen, non ebbe successo, ed i congiurati furono condannati a morte.
Il film, al di là delle critiche piovute sulla scelta di Cruise quale interprete di Von Stauffenberg, legate da un lato alla sua appartenenza alla setta di scientology e dall’altro ad una versione alla rambo di un ufficiale più idealista che superman, ma in realtà venute maxime dai media tedeschi, spiazzati dalla primogenitura hollywoodiana del film, che forse avrebbero voluto opera di una produzione del loro paese- anche se il risveglio del cinema tedesco su argomenti un tempo vissuti con grande imbarazzo era stato testimoniato nel 2005 non solo da Der Untergang di Oliver Hirshbiegel (vedi rece), ma anche da La Rosa Bianca Sophie Scholl di Marc Rothemund- è un action-movie intenso e mozzafiato, credibile nella sua ricostruzione storica, magistralmente diretto ed ottimamente interpretato da grandi attori, tra i quali Terence Stamp e Kenneth Branagh.
Singer, com’è nel suo stile e come presumiamo abbia voluto la produzione, ha privilegiato più la spettacolarità della narrazione che i dialoghi, il che non gli ha impedito di fare un film equilibrato, dando il giusto spazio alla componente motivazionale dell’azione, nell’illustrarci le ragioni che spinsero i congiurati ad attentare alla vita del Fuhrer (e non era pensabile che Singer facesse della filosofia politica o puntasse su una rappresentazione più posata, da film storico).
L’importante è che Singer con il film abbia stimolato riflessioni e offerto spunti, di cui due ci paiono particolarmente pregnanti: l’uno trae origine dalla nota Cavalcata delle Valchirie di Wagner che Von Stauffenberg ascolta sul grammofono di casa sua, dal quale sorte che il nazismo non può comprendersi senza quest’opera (ma non solo: anche dal superuomo di Nietzsche e dal revanscismo post Versailles after first world war, ed al riguardo corre l’obbligo citare il bellissimo, intenso, drammatico dialogo tra l’ufficiale della Gestapo Mohr e la giovane Sophie Scholl nel menzionato La Rosa Bianca per capire come l’umiliante occupazione della Ruhr con i tedeschi costretti a lavorare per i francesi avesse scatenato una sete di rivalsa feroce verso gli occupanti e come questo sarebbe divenuto un motivo portante della propaganda nazista, cui avrebbe contribuito anche la triste, fallimentare esperienza della disastrosa Repubblica di Weimar, con il contraltare del tasso di disoccupazione zero ottenuto dall’economia -di guerra- nazista).
L’altro spunto è dato dalla falsa notizia della morte del Fuhrer a seguito dell’attentato, che porta una delle impiegate dell’ufficio stampa a scoppiare in un pianto a dirotto, che ci conferma di come in effetti una vera e propria resistenza tedesca, intesa come movimento di popolo, non vi fu mai.
In verità, il tentativo di Von Stauffenberg rappresentò l’acme di un dissenso e di un malumore che serpeggiava non solo tra le alte cariche dell’esercito, ma anche in ambienti intellettuali, in particolare tra gli intellettuali della Konservative Revolution, elementi aristocratici che, in un primo tempo infervorati dalla propaganda hitleriana fondata sull’onore ed il riscatto della patria umiliata dalle inique condizioni di pace imposte dai vincitori della prima guerra mondiale, si accorsero successivamente che il Fuhrer ed i suoi non incarnavano i loro ideali.
Tra essi Ernst Junger, uno dei massimi scrittori tedeschi del secolo scorso, discusso e messo all’indice dopo il 1945 per i temi della forza e della guerra, del blut und boden e dello spazio vitale, trattati nel suo diario di guerra “In Stahlgewittern”, e portatore di un pensiero radicalmente estraneo alla tradizione cristiana ed alle sue consuetudini etiche nel suo saggio “Der Arbeiter-Herrschaft und Gestalt” , che però già nel 1939 con il romanzo “Auf den Marmorklippen” ripudiò le sue idee di gioventù manifestate ne L’Operaio e Nelle Tempeste d’Acciaio e dipinse una visione rivelatrice della realtà del suo paese e del suo reggimento politico, sintetizzabile in questo bellissimo passo:“Quindi ci parve che a noi fosse concesso di contemplare il paese in modo nuovo:il nostro sguardo fu diverso, quasi ci fosse dato di vedere le risplendenti vene d’oro e di cristallo nel profondo della terra, fatta trasparente e vitrea” ; vi è narrato, nel menzionato Sulle Scogliere di Marmo, l’allegorico contrasto tra una contrada serena, in cui l’uomo interpreta l’esistenza come un laborioso e nobilitante processo di affinamento, e le immagini di una natura che ha il volto barbaro, preumano e belluino dell’Oberforster, della figura demoniaca e distruttiva del forestaro, plebeo, volgare ed escluso dalla kultur (spenglerianamente contrapposta alla zivilisation), oltre ad avere con sé il talento del demagogo, un guardaboschi che capeggia genti barbare che riversano la loro volontà di potenza su una armoniosa comunità (è la chiara allegoria del Fuhrer e del suo NSDAP).
Junger si trovava a Parigi in quel luglio 1944 in qualità di ufficiale dello stato maggiore del comando di occupazione, e proprio in quella sede ebbe modo di scrivere il saggio La Pace, che costituiva il testo politico del complotto, letto ed approvato anche da Rommel, che fu costretto poi al suicidio dopo il fallimento del golpe (Junger invece si salvò dalla vendetta del dittatore, che-come sostiene Marino Freschi- personalmente depennò il suo nome dalle liste dei condannati a morte).
Per concludere, dunque, resta il dubbio sul progetto che i congiurati avessero per il dopo attentato: nell’evitare alla Germania ulteriori danni dalla catastrofe incombente, il loro intento era distruggere il nazismo oppure salvarlo sbarazzandosi di Hitler?
Chiedere a Singer questo sarebbe stato troppo, atteso che, palesemente, il film costituisce il tentativo di dimostrare che non tutti i tedeschi furono nazisti, pur essendo convinti che l’ottimo director sia consapevole che se una resistenza antinazista vi fu, essa non assunse mai i connotati di fenomeno di massa.

starstarstarstarstar Adrenalinico
Permalink-icon 10/02/2009